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Author Topic: Scrittura codice per impianto birra cerco collaboratori Monza/Milano  (Read 8191 times)
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Dueville (VI)
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Ma cosa succede se la temperatura esterna si alza o si abbassa repentinamente?
non lo so, forse scoppia tutto smiley-lol
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Il Vero Programmatore non ha bisogno di manuali sull'assembler, sono
  sufficienti i data sheet dei microprocessori.

Monza
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Adesso che sappiamo cosa serve e come funziona, qualcuno mi spiega da che parte si inizia?
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Dueville (VI)
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Adesso che sappiamo cosa serve e come funziona, qualcuno mi spiega da che parte si inizia?
Direi che si comincia a fare i calcoli smiley-grin
Io inserirei tutto su arduino con delle variabili (quanti litri, temperatura max, min, step ecc.) impostabili via pulsantini su un display lcd
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MC
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Adesso che sappiamo cosa serve e come funziona, qualcuno mi spiega da che parte si inizia?

Te l'Ho già detto da dove si inizia, dallo scegliere come scaldare il mosto.
Metterai delle resistenze dentro o userai una piastra elettrica esterna?
Non aspettarti in entrambi i casi di poter gestire la cosa con un relè.
Se vogliamo utilizzare un controllo pid ci vuole di poter gestire la potenza termica in pwm.
Purtroppo per noi però pwm e corrente alternata non è uno dei matrimoni più facili da organizzare.
Ci vuole un dimmer di una certa potenza (Ipotizzo 3kw come potenza massima per gestirne la metà in sicurezza)pilotabile in pwm, o troviamo qualcosa di già fatto o ci andiamo a scornare con zero crossing detection, triac e optoisolatori , praticamente investiamo più tempo a fare questo che tutto il resto!
Vedo su internet se si trova qualcosa ReadyToGo...
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Vi è una spiegazione scientifica a tutto.
La fede è solo quell'anello che si porta al dito dopo il matrimonio.

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biraa?? ti aiuto iooooo!!! sono di assago, magari ci si becca appunto per una birra smiley

@niki77: considerata la quantità di massa da scaldare un relè va più che bene. i fornetti reflow home made usano appunto un relè. certo il pid deve essere settato apposta per avere una soglia minima di attivazione (per evitare mille accendi-spegni) ma è fattibile. Sulla sezione inglese di esposizione ci sono un sacco di questi sistemi già fatti, magari non le parti critiche ma gran parte del processo ormai è alla portata

Sicuramente approvo cece99, bisogna prima decidere le quantità di materiale che si intende lavorare, queli parti della lavorazione automatizzare, a quale grado automatizzare (ovvero: quanto sarà l'intervento umano di controllo), e anche DOVE si lavorerà, se in un ambiente in temperatura più o meno stabile o in cima ad una collina ventosa.

Il pid è un problema secondario, esistono librerie già cotte a puntino, certo non è il non-plus-ultra usare qualcosa senza sapere come effettivamente funziona, ma se ci pensate bene è quello che facciamo tutti i giorni. Se ci fanno volare i quadricotteri, non vedo che problema ci sia a scaldare il mosto, al massimo ci perde il prodotto, in nome della scienza

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MC
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Il discorso che fai lesto sostanzialmente non fà una piega, ma dubito che si riesca a gestire bene tramite PID l'accenzione e lo spegnimento di un relè per il riscaldamento.
Certo sarebbe una grosso risparmio di tempo , e a fare uno sketch per provare ci vuole si e no 1 oretta.

Io nel mio impianto prevedrò solo la gestione della cotta (quindi controllo temperatura in base alla lettura del sensore ds18b20 interno), l'accenzione/spegnimento dell'agitatore grani e un feedback via seriale di tutti i parametri di lavoro per analizzare e poi eventualmente correggere le lacune

Se trovo un relè discreto in qualche cassetto forse domani sera faccio le prime prove.
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http://www.rocketnumbernine.com/2009/08/27/smt-table-top-reflow-oven-part-2
da cui cito:
Quote
the heater elements in the oven are very slow to react - don't expect to be doing PWM control with them.

ci sono molti altri esempi, ma fai attenzione al PID che non deve continuare a saltare. Prova a chiamnarlo ad una frequuenza bassa, tipo 1 secondo smiley
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MC
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In effetti trattano di gestire il valore di ritorno del controllo PID per accendere e spegnere il relè in un determinato intervallo di tempo.
E' praticamente il duty cycle però associato un un intervallo di tempo più ampio per eveitare eccessive ed inutili sollecitazioni del relè

Quindi un ipotesi potrebbe essere la seguente:

Prendendo come minima unità di misura 4 secondi (1 mi sembra comunque troppo basso in proporzione inerzia termica dei nostri sistemi)

100% relè 4 secondi on
75% relè 3 secondi on 1 secondi off
50% relè 2 secondi on 2 secondi off
25% relè 1 secondo on 3 secondi off
0% relè 4 secondi off

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esatto, basta giocare con la frequenza... iniziamo a parlare la stessa lingua  smiley-mr-green

se invece si usa un pid a 1000Hz con un sistema che risponde ogni 1Hz, si rischia il wind-up (l'overflow della I) oltre che a sprecare tempo cpu
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MC
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Intanto butto giù del codice più paramettrizzato possibile in maniera da poter aggiustare il tiro .

Ipotizzando il mio intervallo di tempo (cadenze 4 secondi, ovvero 0,25hz) diresti di effettuare la computazione PID con la stessa cadenza o più di frequente?
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se invece si usa un pid a 1000Hz con un sistema che risponde ogni 1Hz, si rischia il wind-up (l'overflow della I) oltre che a sprecare tempo cpu

Se il ciclo pid viene eseguito ad una frequenza molto maggiore del necessario, a seconda dei casi deve essere da 10 a 50 volte più rapido della costante di tempo del sistema, semplicemente sprechi inutilmente tempo cpu, non ha nessun effetto negativo sul PID.
Il windup non è la saturazione dell'integrale, anche se può portare a questo ulteriore problema, è la sovraelongazione dovuta alla saturazione dell'attuatore, ovvero quando viene richiesta una correzione maggiore di quella massima realmente attuabile o comunque superiore ai limiti imposti, esistono vari metodi per evitare questo inconveniente.

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scusami è verò, ho fatto confusione... è che recentemente sto implementando questi vari trucchi del PID e faccio ancora casino con i nomi
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Ipotizzando il mio intervallo di tempo (cadenze 4 secondi, ovvero 0,25hz) diresti di effettuare la computazione PID con la stessa cadenza o più di frequente?

Non potete ragionare in questo modo, prima di tutto si deve determinare l'energia termica necessaria a mantenere la desiderata temperatura della massa liquida, poi si dimensionano gli elementi riscaldanti, anche in base al tempo desiderato per raggiungere la temperatura di esercizio, e si ricava la curva termica del sistema.
Solo quando hai questi dati puoi cominciare a ragionare sul sistema di controllo, se realmente serve mantenere la temperatura costante con una precisione del singolo grado centigrado scordatevi di riuscirci con sistemi on/off.

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MC
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Quanto dici Astro è sacrosanto.

Riformulo la richiesta iniziale perchè secondo me è stata fatta in maniera sbagliata.

Dato un sistema composto da uno stadio di riscaldamento X ed un sensore di temperatura Y si deve avere la possibilità di poter raggiungere una T in un range da 36° ad 80° centigradi e di mantenerla quanto più costante possibile per un tempo impostabile.
La precisione dello scostamento deve essere quanto più possibile precisa, ma relativamente all'hardware a disposizione.
Anche la velocità con la quale si deve raggiungere la T è relativa all'hardware a disposizione, non c'è un dato assoluto.
Quindi non necessita assolutamente la precisione del grado, considerate che ancora ci sono birrai che questo procedimento lo fanno a mano col fornello!!!

Quindi riassumento la necessità è quella di avere un sistema di controllo quanto più preciso possibile relativamente all'hardware che si ha a disposizione .
Ovviamente per ricavare una curva termica, inerzia etc etc etc. occorre fare delle prove, comunque il concetto è che il controllo si deve adeguare all'attrezzatura, non viceversa.
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Monza
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Vedo con piacerere che la discussione si è animata!
Quindi mi state dicendo che se lo stesso sketch lo si prova con caldaie e riscaldatori diversi da quelli utilizzati nei test, il controllo non funziona o quantomeno da dei risultati diversi?
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