Da Arduino ... alla professione!!

Salve a tutti cari amici di Arduino, ogni tanto mi faccio vivo, quando lavoro e guai quotidiani mi danno un po' di tregua ecco che vengo a disturbarvi quanto basta!

Come da oggetto la domanda che oggi pongo alla vostra attenzione è la seguente: cosa ci vuole per guadagnarsi il pane con l'esperienza che ci siamo costruiti con Arduino? L'idea mi è venuta qualche giorno fa, quando mi è arrivata la solita newsletter di un noto sito internet rivenditore di componenti elettronici dove si pubblicizzava un sistema che consente di controllare a distanza le prese elettriche e consentire il loro distacco una volta che si raggiunge un certo consumo. Un bel po' di tempo fa si è discussa questa cosa sul forum ed anche io vi partecipai in un primo tempo. Adesso onestamente non so e non mi interessa sapere se quanto pubblicizzato ha origine su quanto si discuteva sul forum, ma ugualmente mi ha stuzzicato la curiosità da cui l'oggetto di questa discussione. In tempi di crisi poi bisogna inventarsi e mettersi in gioco come non mai!

Cosa ci vuole secondo la vostra esperienza? Partita IVA? Licenze varie, balzelli distruttivi? Ovviamente mettetevi nelle condizioni di chi desidera partire per cui ha fatturato iniziale pari a zero e se non sbaglio entro un tot di fatturato si ci colloca all'interno di un regime di gestione semplificato. Il lavoro da svolgere ovviamente sarebbe quello di assemblare componenti su PCB prodotti da ditte specializzate (credo che produrre PCB in proprio con schifezze chimiche comporti noie ulteriori!). Dimenticavo il mio titolo di studio: Liceo Scientifico!

Grazie mille a tutti!!! $)

Fai prima ingegneria elettronica

Ciao

In Italia è diventato impossibile fare Azienda. Come apri una partita IVA, a fine anno devi versare qualcosa come 3.000 (ma anche fino a 6.000) Euro, anche se non hai fatto/venduto nulla.

Inoltre di quanto guadagnato di utile (quindi il fatturato lordo, decuratato di tutte le spese) devi lasciarne il 60% allo Stato, tuo socio maggioritario "de facto".

Ciò significa che per campare in misura dignitosa, devi fatturare almeno 70.000e l'hanno, pena andare in fallimento, oltre a perdere tutte le risorse che hai investito.

Di 70.000e levane 30.000 di spese (e sono stato largo) rimangono 40.000 di utile, di cui - tra riffa e raffa - devi darne il 60% allo Stato attraverso tasse varie. 40.000 - 60% = rimangono 16.000, che diviso su 13 mensilità significa una media di 1.200 euro al mese. Ovvero quanto guadagna un operaio medio, senza straordinario e troppi sbattimenti, e con un mese di ferie l'anno.

Tu invece dovrai fare straordinari ogni giorno, lavorare anche i festivi, probabilmente non farti quasi di ferie, per avere un reddito simile. E naturalmente vietato ammalarsi!

E ancora non è detto che tu riesca a raggiungere quel fatturato minimo indicato in 70.000e.

L'anno che per varie cause ne fatturi solo 40.000, con 18.000 stimati di spese, ne rimangono 22.000. Decurtati del solito 60% si arriva a 8.800 annuo, che divisi per le solite 13 mensilità fanno 670e al mese.

Ne vale la pena?

Inoltre l'Elettronica in Italia è troppo inflazionata. Di qualsiasi apparato che uno si può inventare di nuovo (o crederlo nuovo) ne esiste già uno migliore di quello pensato, e per giunta più economico!

Lassa stà, e te lo dice uno che ci lavora da un pò...

Se vendi un bene o un servizio e non sei un lavoratore dipendente ti serve una partita IVA. Il problema maggiore direi sia farsi un portfolio clienti. Non mi è chiaro molto bene cosa hai in mente: Il lavoro di stampa e di assemblaggio dei circuiti normalmente si affida (Sulle "grandi" produzioni) a ditte specializzate, con una sorta di catena di montaggio... Se intendi quest'ottica la cosa più simile a quello che hai in mente mi pare sia il lavoro del ritoccatore (Che è un lavoro dipendente) :s

Se invece hai in mente di assemblare kit "da saldare" in vendita conto terzi ti sconsiglierei di investirci... Non mi viene in mente come potresti collocarti nel mercato in maniera stabile, non mi viene in mente un target di clienti diverso da quello dell' "Hobbista pigro". Sarebbe come comprare una scatola di costruzioni e poi pagare qualcuno per montarle. Credo che al massimo potresti fare qualche spiccio su Ebay.

Se hai il pallino dell' elettronica perché piuttosto non approfondisci i tuoi studi e ti dai alla progettazione? (Ti evito i discorsi disfattisti sul cuneo fiscale e l' invasione cinese, con punti che son sicuro qualcun altro tirerà in ballo presto ;))

La progettazione Elettronica in Italia è pressochè finita, almeno come grandi numeri. L'Ingegnare Elettronico può ambire ad un buon lavoro solo all'estero.

Ho colleghi che lavorano (...avano) nell'Automotive. Tutta la progettazione si è spostata in un polo tecnologico francese, e ora fanno altro. Resistono Professionisti che si sono reinventati, dedicandosi a qualcosa fuori dell'ordinario. Io stesso sopravvivo grazie ad una nicchia di settore che ancora genera discreti profitti e non è ancora erosa dalla concorrenza a basso costo. Ma anche nel mio caso, non è detto che da domani la situazione si evolva diversamente e rapidamente.

Ha più facilità a trovare impiego un buon cablatore di quadri elettrici, che ha fatto i 3 anni di professionale, che un Ingegnere con Master. Almeno rimanendo qua in Italia. Inoltre, quel cablatore di quadri elettrici, ha anche più possibilità di lavorare in nero in qualche Azienda e/o reiventarsi elettricista di impianti elettrici, e lavorare in nero in qualche villetta in costruzione.

Non è disfattismo, te lo dice un ottimista. E' semplice realismo.

Grazie a tutti per i preziosi consigli di "sostanza", poter fare affidamento sull'esperienza altrui è davvero una fortuna!

In ogni caso al momento lavoro da autonomo anche se in virtù discorsi che avete fatto sopra (e che vivo quotidianamente) forse dovrei dire che questa è una "sfortuna" . Ma sapete com'è, se fino a 5/10 anni fa potevo avere ambizioni velleitarie (farmi una famiglia, crearmi una piccola posizione, ecc) adesso devo inventarmi qualche cosa per campare perchè i margini si riducono ogni giorno a colpi di percentuale e gli incassi a colpi di zero! In queste condizioni il cervello s'è messo a frullare in cerca della sopravvivenza!

M'è venuta quindi in mente la malsana idea di un "artigiano elettronico" (anche se di elettronico non ho titoli ma solo semplice passione). Essendo quindi già ferrato in argomenti tecnici legati alla gestione di un'attività (tasse incluse) mi sono rivolto a voi per colmare le mie deficienze nell'ambito specifico dell'elettronica:

  • sono necessari particolari titoli di studio /attestatI?
  • è necessario allestire un laboratorio particolare per saldare componenti?
  • il prodotto finale va sottoposto a qualche tipo di certificazione?
  • ecc, ecc...

Grazie mille a tutti!!

GianfrancoPa: - sono necessari particolari titoli di studio /attestatI?

Come minimo un diploma di perito elettronico, attestati tipo scuola Radio Elettra sono carta straccia senza alcun valore legale.

  • è necessario allestire un laboratorio particolare per saldare componenti?

Direi proprio di si, e poi ti serve anche la strumentazione per fare le necessarie misure.

  • il prodotto finale va sottoposto a qualche tipo di certificazione?

Assolutamente si.

Grazie!!! :cold_sweat:

Potrei suggerirti una via di mezzo. Un elettricista evoluto che può disimpegnarsi in Elettronica in più ambiti, come antifurti, domotica o PLC. In questi contesti potresti trovare anche spazio per fare un tuo prodotto specifico, che risponde a particolari esigenze del cliente.

Se poi devi partire da zero, non è che puoi andare molto distante da quanto sopra.

Considera che per padroneggiare bene un po' di elettronica, due anni di studi sono appena sufficienti. Quindi per almeno due anni faresti solo cose molto approssimative, e sto usando un eufemismo...

Dimenticavo la questione certificazioni. Casualità proprio ieri preparavo un documento tecnico per un cliente.

Ti copio in calce le righe finali del documento:

L'apparato verrà certificato in conformità CE ovvero: 1 - La Normativa 2011/65/CE ovvero Direttiva RoHS 2 - La Direttiva Bassa Tensione (BT) 2006/95/CE 3 - La Direttiva 2004/108/CE (norma direttiva Compatibilità Elettromagnetica CEM) 4 - La Direttiva Macchine 2001/95/CE

Che sono le certificazioni minime per un oggetto che andrà ad operare su apparati di automazione.

O hai un Ufficio Tecnico che provvede all'uopo, oppure ti rivolgi ad uno studio che provvede in tua vece a queste certificazioni, ma si tratta di cifre importanti, che non hanno senso per piccole produzioni artigianali.

Si infatti, questa è la triste realtà!

Peccato però, che un sistema per prototipazione come Arduino difficilmente possa consentire a chi non fa parte di grosse realtà di passare dal prototipo al prodotto reale/finito. Eppure... le grandi aziende hanno bisogno di Arduino per fare prototipi? Penso sia più una cosa da hobbisti... :cold_sweat:

  1. Ci sono Aziende che usano Arduino per piccole produzioni di sistemi che in pratica sono dei PLC primitivi. Anch’io ho usao Arduino per fare qualcosa del genere.

  2. Il problema è che entrando nel mondo di Arduino, e buttando lo sguardo un po’ più in là, ti accorgi che ci sono altre realtà, altre tecnologie, che sono infinitamente più potenti, versatili ed economiche. E Arduino viene abbandonato quasi subito.

Ma chi te lo fa fare di usare Arduino, quando esistono Microcontrollori molto più potenti ed economici nell’impiego industriale?
Porte CANbus, porte Ethernet, veloci USB per comunicare con PC ad altissima velocità, potenze di calcolo 20-30 anche 40 volte superiori, capacità di elaborare segnali analogici con core DSP, controllori di motori con hardware apposito dedicato, sensori di Hall, encoder in quadratura, ecc. ecc.

Arduino chiii?

Non sapevo che Arduino fosse utilizzato anche da grosse aziende, chiedo scusa per la poca precisione!!

So che esistono altre schede e piattaforme che offrono altre prestazioni, ecc ecc, ma anche quando volessi cambiare piattaforma il risultato finale resterebbe lo stesso: per attrezzare un laboratorio a norma credo che ci voglia non meno di qualche migliaio di euro (suppongo...), ma soprattutto, cosa più importante, non dispongo dei titoli di studio e le competenze necessari per affrontare la questione in modo da garantire (come è giusto che sia in fondo) i minimi standard di sicurezza e di qualità.

Ovviamente non ho considerato l'aspetto fiscale/burocratico :D

Lock in Germania mi dicono che va molto bene per noi.

Sembra che una Multinazionale americana voglia acquisire la mia Azienda. Se ho capito abbastanza di come funziona in questi casi, mi sto preparando una exit strategy verso l'Australia. Oramai l'Italia è destinata al fallimento per servire interessi trans-nazionali superiori.

E che alternative abbiamo? Ci mettiamo a fare gli elettricisti, magari in nero, a fare impianti domotici in qualche villetta?

Per carità, mi metterei a fare anche quello, di necessità si fa virtù, però…

Se l’Australia non offre prospettive, vediamo il Brasile. Ci sarà una Nazione della terra che ha bisogno di Elettronici!

Altrimenti rimane l’opzione “Elettricista in nero”… :grin:

Quello che voglio dire è che, se anche adesso ho un buon lavoro, ben retribuito, non significa che lo avrò tra cinque anni, tra due anni, tra un anno. Non vedo prospettive future di lungo termine.

Per me, viste le italiche disillusioni, da domani mattina posso fare anche l'alzabandiera alle isole Andamane e cantare a squarciagola il nuovo inno, senza minimi sensi di colpa nazionalistici.