Arduino acceso 24H/24H

Ciao ragazzi,
mi è sorto un dubbio, ma lasciare acceso un Arduino 24H/24H lo logora?
e in caso mi è venuta un idea Hardware per poterlo spegnere e riaccendere.... interrompo l'alimentazione con un relè e gli collego C NC, ed ad un certo punto tramite l'arduino stesso faccio scattare il relè cosi dovrebbe aprire il contatto e idealmente spegnerlo, non so se il timing basta per far scaricare i condensatori.....

idee da voi esperti :wink:

Lo stesso vale per qualsiasi apparecchiatura elettronica, per esempio, da quanto tempo è acceso il vostro router?
Non userei un relè, per accenderlo o parcheggiarlo, tramite software userei un transitorio mosfet, qualcosa del genere.
On_of

No, anzi, se ci fai caso, gli "oggetti" che contengono elettronica, difficilmente si guastano stando accesi, ma, di solito, si rompono o all'accensione o allo spegnimento ...

Per cui ... non te ne preoccupare proprio (salvo tu non sia magari a batteria ed abbia problemi di consumi, ma quello è un'altro discorso).

Guglielmo

Oppure si rompono se i componenti vengono fatti lavorare costantemente ai limiti degli Absolute Maximum Ratings, in correnti , tensioni e dissipazioni termiche, cosa che in molti apparati commerciali/consumer avviene, e infatti schioppano appena finita la garanzia :roll_eyes:

L'unica cosa che si potrebbe logorare su Arduino sono le celle della EEPROM se vengono riscritte troppe volte (oltre le 100mila riscritture previste garantite).

Ma un circuito fatto lavorare ben al di sotto dei limiti dei componenti dura decenni.

In tempi così lunghi si potrebbero eventualmente degradare i condensatori elettrolitici, o le saldature soggette a sforzi meccanici, cosa che credo avverrebbe anche a circuito spento. Il mio orologio DCF77 costruito nel 2003 è ancora qui che funziona :wink:

... giovanetto :grin:

Questo qui: 050-051 Nuova_Elettronia.pdf (1.4 MB) è acceso dal 1977 (... anche se la Nixie piatta comincia a dare segni di vecchiaia) e questo QUI lo è dal 1974 (anche se ora devo sistemare il sistema di regolazione dell'ora, che era fatto con potenziometri, e che non mi funziona più) :wink:

Guglielmo

Molto bene ragazzi allora non me ne preoccupo…grazie

Nel primo positivo a gnd, era molto che ne vedevo! Niente processori nel secondo

... no, tutto con i vecchi e buoni TTL :grin:

Guglielmo

P.S.: ... ed un orribile sistema per regolare l'ora ... :slightly_frowning_face:

[

Chiariamo una cosa.
Anche se il primo articolo lo scrive ripetutamente quel display non é un NIXIE ma un VFD.
image

Mentre l' orologio piú vecchio usa 6 NIXIE ZM1334

I Nixie sono dei Tubi caricate sopratutto con NEON e la luce deriva da una scarica di elettroni che ecitano il neon e lo fa emanare una luce arancione sul catodo. Funziona come quelle lampadine al neon usati come indicatori di presenza rete o come le lucine arancioni negli interuttori per trovarli al buio.
I NIXIE vengono pilotati applicando una tensione tra ca 150 e 200V al anodo (normalmente una retina davanti ai numeri/simboli oppure in rari casi vengono usati i numeri che non si illuminano come anodi). Nel circuito del anodo si mette una resistenza che limita la corrente quando sono accesi. Il numero o simbolo che deve illuminarsi deve essere collegato a massa. Visto che il catodo usato emana un po di materiale ognitanto dovrebbero essere accesi ogni catodo senó si copre di uno strato isolante e non si illumina piú. Il tempo di vita é abbastanza ridotto (qualche mila di ore).

I VFD (Vacuum Fluorescent Display) funzionano come un Triodo (Valvola Termoionica) con riscaldamento diretto e con un strato fluorescente sul anodo.
Il riscaldamento che é realizzato con dei fili sottili davanti al display viene riscaldato che appena non diventa incandescente. Crea una nube di elettrodi intorno ai fili. Una tensione positiva tra catodo e anodo fa accelerare gli elettrodi verso l' anodo e quando si abbattono su di esso fanno illuminare lo strato flurescente. Una retina fine catodo o anodo (griglia) da la possibilitá di interronpere il flusso di elettrodi e percui l' illuminazione del rispettivo anodo. In questo modo é possibile fare un multiplexing tra i segmenti di una cifra e la posizione della cifra. In un display a numeri gli stessi segmaanti di ogni cifra sono collegati. Cosí si risparmiano pin.
Colore fondamentalmente verde ma sono possibili anche altri colori.

Gli NIXIE non si usano piú in modo commerciale negli apparecchi. Ci sono ancora una vasta gamma di modelli disponibili come usati o come veccia produzione non ancora usata. La produzione si é terminata negli anni 80. Da poco una ditta produce di nuovo dei NIXIE grandi che costano sui 1000€ uno per l' uso su dell' elettronica audio d' alto segmento. Si trovano anche dei tutorial fai da te.

I VFD sono tutt' ora in uso in autoradio, nei cruscotti delle auto, elettronica d' itrattenimento e anche nei display cliente delle casse nei supermercati. Nonostante sono fatti di vetro sono robusti.

Ciao Uwe

Si Uwe, conosco perfettamente le due tecnologie ... mi sono solo adeguato al nome del prodotto ...

Guglielmo

Guglielmo di Te non avevo mai dubbi ...
Non mi piace che tanti confondono queste Due tecniche totalmente diverse.
Ciao Uwe

Tutti noi usiamo il termine "saldatura" quando "saldiamo" 2 fili di rame, in realtà è una brasatura perché non c'è fusione del rame, ma continuiamo a chiamarla "saldatura".

1 Like

Nel vano scale di casa dei miei, dal 2005/2006 c'è ancora un circuitino fatto su una millefori ed un PIC 16F628 (mi pare) per la gestione/programmazione della luce temporizzata.

Guglielmo, facci vedere le foto anziché gli articoli sulle riviste! :slight_smile:
Questo l'ho costruito (in kit) nel 2006:


I "2" non sono completamente illuminati perché l'ho appena acceso e l'alta tensione è regolata al minimo indispensabile.

A proposito della domanda iniziale, in RAI una volta le sale apparati venivano accese insieme alle rispettive regie e spente alla fine della trasmissione. Poi, però, 25~30 anni fa, si notò che gli apparati che stavano nelle sale apparati comuni, che dovevano restare sempre accese, si gustavano meno, soprattutto perché erano meno soggetti alle dilatazioni e alle deformazioni termiche dovute alle variazioni di temperatura di circa 30°C ogni volta che venivano spenti o accesi. Alcuni componenti, poi, sono soggetti allo stress delle forti correnti all'accensione, primi fra tutti i diodi raddrizzatori che, all'accensione, devono caricare da zero i condensatori elettrolici.